Un’opera costruita passo dopo passo, commessa dopo commessa, la sede di Scarpe&Scarpe S.p.A.
Costruire un’opera, costruire un percorso: 6.800 mq di uffici
Quando nel 2006 mi fu affidata la direzione operativa per la costruzione della nuova sede di Scarpe&Scarpe, capii fin da subito che non sarebbe stato “solo un lavoro”: sarebbe stata un’avventura fatta di scelte, responsabilità, notti insonni, intuizioni all’ultimo minuto… e grande crescita professionale.
Su precisa volontà del Sig. Dino, un vero maestro nelle trattative commerciali e nell’arte di leggere prima delle parole gli interlocutori, ogni fase del progetto fu suddivisa in commesse autonome. Una scelta strategica, studiata per controllare ogni dettaglio, ottimizzare costi e tempi, e soprattutto mantenere una visione chiara e scalabile dell’intera opera. Per me fu una scuola: osservare il suo metodo, assistere alle trattative, imparare la logica dietro ogni decisione. Una lezione quotidiana che ancora oggi porto con me.
Le commesse scorrevano una dopo l’altra, ognuna con il suo microcosmo di sfide: dalle opere di urbanizzazione che trasformavano un terreno in un luogo pronto a diventare sede aziendale, alla struttura portante, una vera spina dorsale fatta di ferro, calcestruzzo e tempistiche da incastrare con precisione millimetrica, fino agli impianti tecnologici, un reticolo invisibile ma fondamentale, fatto di scelte tecniche e contrattuali che non potevano permettersi errori.
Ogni commessa era un mondo.
Ogni mondo, un tassello del progetto.
E io ero lì, al centro, a coordinare, prevenire, mediare, decidere.
Il cuore dell’edificio: l’atrio, la scala chiocciola e la cupola di vetro
E poi c’era l’atrio.
Il cuore pulsante della nuova sede.
Il luogo in cui l’architettura incontra l’emozione.
Ricordo ancora la prima volta in cui vidi il progetto della scala a chiocciola con gradini in vetro: una spirale trasparente, elegante, che sembrava voler danzare verso l’alto. Un elemento scultoreo, leggero e allo stesso tempo tecnicamente complesso. Coordinarne la realizzazione fu una sfida che richiese sensibilità, precisione, calcoli… e una lunga negoziazione con i fornitori, gestita con il metodo che avevo imparato proprio dal Sig. Dino.
Ma il vero colpo di teatro era sopra:
una enorme cupola piramidale in vetro, sospesa come una corona luminosa sull’intero atrio.
Studiare quella cupola significò per me conoscere l’edificio in una forma intima: capire come avrebbe respirato la luce, come avrebbe dialogato con la scala, come si sarebbe animata al tramonto o sotto le prime ombre della sera.
Non lo nego: ho perso più di una notte per trovare la soluzione perfetta all’illuminazione.
Ore trascorse a disegnare, cancellare, ricominciare.
A immaginare la luce che scivola sui gradini di vetro, che attraversa la cupola, che trasforma l’atrio in un luogo sospeso tra funzionalità e poesia.
Il giorno in cui accendemmo le luci definitive fu un momento che non dimenticherò: l’atrio si illuminò esattamente come lo avevo immaginato in quelle notti. E lì capii che tutto era valso la pena.
Un’opera consegnata, un percorso che rimane
La sede fu completata nei tempi previsti, rispettando budget e qualità progettuale.
Ma per me non fu semplicemente la fine di un lavoro: fu la conclusione di un percorso di crescita, tecnica e umana.
Un progetto costruito con metodo, con visione, con le tante lezioni apprese dal Sig. Dino…
ma anche con passione, con cura per i dettagli, con quella testarda volontà di far sì che tutto, proprio tutto, fosse al suo posto.
Località
Piemonte - Borgaro T.se
Incarico
Direzione Operativa - Coordinatore Professionisti
Anno
2006
Status
Fine Lavori 2008






